di Matteo Tassinari
PER IL "PRINCIPE
LIBERO" Targato
RAI,
ossia il tentativo grottesco, innaturale, paradossale ed
esasperatamente caricaturale e parrebbe assai improvvisato nel
gessato stile pravdiano
del cavallo
mazziniano in Roma, la delusione è tanta, nel vedere il tentativo
improbo di narrare la vita del più grande dei nostri cantautori in
poesia. Per far cassa, come direbbe Bibi
Ballandi morto
pochi giorni fa e che ricordo volentieri in questa occasione, far
contanti, cash,
dobloni, euro, dollari. Che domande? Certo che avrei desiderato che
Dori Ghezzi avesse avuto un po' più di voce in capitolo, magari
intervenendo sul testo, assicurarsi che il ricordo della inquietudine
creatività, poetica, emotività di Faber non fosse marginale o
rimaneggiata, come nessuno ha voluto che fosse. I capistruttura, gli
sceneggiatori che da un genio hanno tirato fuori Totti con l'accento
romano anziché genovese, perché secondo loro, questa è una
bazzecola, a loro piaceva tanto quel ciuffettone e così è andata.
VOLEVANO FARE UN BEL santino di Fabrizio De André e Luca Facchini, il regista, c'è riuscito in pieno. Operazione compiuta per tutte le famiglia italiane! Un Faber formato Family. Che pena estrema, e guarda te per cosa devo patire. NON OSANDO, tanto lo sappiamo che Fabrizio non voleva essere e non era un Principe, hanno fatto un quadro dell'800 perfetto con tanto di Macramè. Ma perché non hanno raccontato di quella volta che Fabrizio ciancicò coi denti un topo masticato e vomitato da un gatto per 30 mila lire offerte dal dandy e donnaiolo Gigi Rizzi? Per dirne una, ma come questa ce ne sono i pacchi, bastava essere fedele. Oppure ci si deve accontentar del falso Faber della Rai, rovinando la vita del cantante più bravo della storia musicale italiana? No, io l'ho conosciuto, e il Principe libero" neanche lo sfiora, colui che andava in direzione ostinata e contraria. E' biografia pura, narrazione didascalica, un novellar precettistico, una rappresentazione edificante e vuota di passione, un algoritmo didascalico come Un posto al sole. Questo non era Faber, l'imprevedibile e meno romanesco, improvviso, spiazzante. Fa male pensare che ora lo esporteranno da qualche parte in Europa, ma ci pensate a che opera di revisionismo malato è stato compiuto? O come sempre tutto va bene perché lo dice la Rai? Hanno messo in atto ciò che non dovevano. Per quel che ne so, non sopportava i principi, semmai li detestava dipingendoli quasi sempre come quelli che fanno le leggi a loro uso e consumo. E' facile scomodare un gigante come Faber, ma se i risultati sono questi, continuate pure a scomodarlo, torturarlo, modificando come fosse uno jo jo cangiante... continuate a smanettare nella memoria futura degli italiani, fino al punto di dover accettare doppie e triple verità? Pareva un micetto dal culetto bagnato, mentre era una furia autentica quando c'era qualcosa che gli dava fastidio: "Fate stare buono quel bambinooo" diceva di un Cristiano di 7 anni a mamma Puny quando di pomeriggio dormiva perché la notte aveva veleggiato con le parole nelle note. Ecco, di questo lato creativo ed emotivo, eccezionale per la sua figura, imponente, talvolta spigoloso, ebbene, non s'è visto nulla, solo un Faber paziente e sull'attesa, quando era l'opposto, aggrediva l'attesa e la pazienza era certo una sua virtù ma a suo modo, non come fosse un boy scout. Qui si tratta di errori grossolani e direi anche voluti per confezionare un pacco con i lustrini e i fiocchi in filo di raso for family. Mentre scrivo mi viene da pensare alla legge del contrappasso, ossia hanno costruito un Fabrizio De André completamente opposto a quello angosciato a Sarzana nel 1981, dove solo l'amico regista Marco Ferreri lo spinse a forza sul palco per iniziare il concerto e dopo la scolata di una bottiglia di Glen Grant per allentare la morsa del timore di fare brutta figura davanti al pubblico, aspetto preponderante durante i primi anni di esposizione concertistica. Insomma il santino è riuscito coi fiocchi, cara Nexo! Missione compiuta Fachini, complimenti per aver fatto di De André esemplare di anarchico col Rolex e luci soffuse ocme sel a vita di Faber si fosse svolta in un night. Obiettivo raggiunto, omologare De André! Questo è il punto più grave, e nessuno ci paga per dire ciò, è che cozza troppo con la nostra idea di Fabrizio. "Brutto dirlo, ma Luca Marinelli mi pare molto inadeguato nel ruolo di Faber. Fabrizio aveva un volto 'maledetto', Marinelli para un bonaccione di Piazza di Spagna.
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LEGGEVO LE NOTE A MARGINE DI QUALCUNO A DIFESA DI MARINELLI, CHE E' L'UNICO ATTORE ITALIANO CHE GAREGGIA AD HOLLYWOOD. E ALLORA? |
VOLEVANO FARE UN BEL santino di Fabrizio De André e Luca Facchini, il regista, c'è riuscito in pieno. Operazione compiuta per tutte le famiglia italiane! Un Faber formato Family. Che pena estrema, e guarda te per cosa devo patire. NON OSANDO, tanto lo sappiamo che Fabrizio non voleva essere e non era un Principe, hanno fatto un quadro dell'800 perfetto con tanto di Macramè. Ma perché non hanno raccontato di quella volta che Fabrizio ciancicò coi denti un topo masticato e vomitato da un gatto per 30 mila lire offerte dal dandy e donnaiolo Gigi Rizzi? Per dirne una, ma come questa ce ne sono i pacchi, bastava essere fedele. Oppure ci si deve accontentar del falso Faber della Rai, rovinando la vita del cantante più bravo della storia musicale italiana? No, io l'ho conosciuto, e il Principe libero" neanche lo sfiora, colui che andava in direzione ostinata e contraria. E' biografia pura, narrazione didascalica, un novellar precettistico, una rappresentazione edificante e vuota di passione, un algoritmo didascalico come Un posto al sole. Questo non era Faber, l'imprevedibile e meno romanesco, improvviso, spiazzante. Fa male pensare che ora lo esporteranno da qualche parte in Europa, ma ci pensate a che opera di revisionismo malato è stato compiuto? O come sempre tutto va bene perché lo dice la Rai? Hanno messo in atto ciò che non dovevano. Per quel che ne so, non sopportava i principi, semmai li detestava dipingendoli quasi sempre come quelli che fanno le leggi a loro uso e consumo. E' facile scomodare un gigante come Faber, ma se i risultati sono questi, continuate pure a scomodarlo, torturarlo, modificando come fosse uno jo jo cangiante... continuate a smanettare nella memoria futura degli italiani, fino al punto di dover accettare doppie e triple verità? Pareva un micetto dal culetto bagnato, mentre era una furia autentica quando c'era qualcosa che gli dava fastidio: "Fate stare buono quel bambinooo" diceva di un Cristiano di 7 anni a mamma Puny quando di pomeriggio dormiva perché la notte aveva veleggiato con le parole nelle note. Ecco, di questo lato creativo ed emotivo, eccezionale per la sua figura, imponente, talvolta spigoloso, ebbene, non s'è visto nulla, solo un Faber paziente e sull'attesa, quando era l'opposto, aggrediva l'attesa e la pazienza era certo una sua virtù ma a suo modo, non come fosse un boy scout. Qui si tratta di errori grossolani e direi anche voluti per confezionare un pacco con i lustrini e i fiocchi in filo di raso for family. Mentre scrivo mi viene da pensare alla legge del contrappasso, ossia hanno costruito un Fabrizio De André completamente opposto a quello angosciato a Sarzana nel 1981, dove solo l'amico regista Marco Ferreri lo spinse a forza sul palco per iniziare il concerto e dopo la scolata di una bottiglia di Glen Grant per allentare la morsa del timore di fare brutta figura davanti al pubblico, aspetto preponderante durante i primi anni di esposizione concertistica. Insomma il santino è riuscito coi fiocchi, cara Nexo! Missione compiuta Fachini, complimenti per aver fatto di De André esemplare di anarchico col Rolex e luci soffuse ocme sel a vita di Faber si fosse svolta in un night. Obiettivo raggiunto, omologare De André! Questo è il punto più grave, e nessuno ci paga per dire ciò, è che cozza troppo con la nostra idea di Fabrizio. "Brutto dirlo, ma Luca Marinelli mi pare molto inadeguato nel ruolo di Faber. Fabrizio aveva un volto 'maledetto', Marinelli para un bonaccione di Piazza di Spagna.
Tu chiamale se vuoi
amnesie...
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Genova per me è come una madre.
E’
dove ho imparato a vivere,
mi
ha partorito e allevato fino
al
compimento del 35° anno di età
e
non è poco. Anzi, forse è tutto
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Sospeso dai vostri "come sta" da luoghi meno comuni e più feroci |
Ma c'era anche Fantozzi?
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George Brassens
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INVECE DI ABORTIRE UN papocchio dove Villaggio ricorda involontariamente Fantozzi ed il Principe
Liberato è
un Faber da
sofà con accento romanesco che è una campana
stonata che le orecchie e la memoria delude, favellando col contagocce, mentre Faber in
compagnia parlava con la fluidità dei fiumi in piena. Il
suo pensiero, le sue intuizioni, era animose, cariche di passione e profondità, duro fino all'acredine nella descrizione dei vari tentacoli del potere, delle autorità e delle virtù precostituite da uomini, a loro immagine e somiglianza e proprio per questo fortemente incline all'invettiva, proprio come i suoi primi maitrè-a-pensar (come li definiva lui), dal chansonnier Villon al più recente George Brassens. E probabilmente nessuno dei cantautori italiani è riuscito a poetare così civilmente il disprezzo per l'indifferenza al galoppo dei nostri tempi. Con Dori Ghezzi che ricordo lapidaria disse: “I suoi testi li abbiamo, la sua voce la sentiamo cantare. Quello che mi manca di lui è la voce con cui parlava a me, però”. Così, in un’intervista rilasciata a Gianni Minoli si lasciò andare quel poco che basta per capire cosa significa aver perso
troppo presto un uomo come Fabrizio.Con
una sensibilità che qualcuno, grossolanamente, giudicò ideologica,
mentre era, allora come sempre, solo e soltanto poetica. Nulla di
più.
LA POETICA DI FABER? ASCOLTATELO.
Quando
si è troppo liberi c'è
sempre qualcuno che ti vuole
un po' meno libero, perché non gli va che tu sia così disinvolto. Sembra una cazzata, ed invece proprio da lì che comincia una slavina interminabile di disagi e ipocrisie altrui ce ne sono i pacchi bollati |
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Fabrizio e Cristiano De André |
E QUEL CIUFFO, quella ciocca di capelli esagerata e paventata in ogni occasione. Olè! Alla Zanardi. Doppiopetti come fossero fruit
of the loom, ancheggiamenti
da belle epoquè, occhiate, e tanta, ma tanta, ma così tanta che è pure troppa, borghesia genovese che poi si trasferiva sulla Costa Smeralda, portando tutto verso una deriva sentimentalistica senz'anima, distante da Faber anni luce, però possiamo godere di un grande accento romanesco che stava davvero bene, ripensando a quando lo sentivo parlare a me, la notte che lo conobbi bene e le tre volte (nell'arco di 10 anni) che lo intervistai nella mia vacanza quotidiana da giornalista, per questo m'è sempre piaciuto stare in redazione, lì ci si diverte, mica sarà un lavoro quello, non prendiamoci in giro. Il giornalismo è una figata. Ma, ahimè, tornando al Principe, del resto cosa vuoi aspettarti da una produzione Rai, Tv
generalista che deve cercare di mettere d’accordo il più alto
numero di persone possibili (leggi utenti pubblicitari) verso un tipo di programma? Purtroppo, ‘sta volta è toccato al Nostro. Loro non ci pensano già più.
Parlo dei progettisti della titanica produzione, i capostruttura. Per la testa avranno già altre storie da recuperare per poter continuare a raccontare, male, la vita rovinando per davvero il ricordo delle persone. Trovo ciò molto grave. Un Faber Adone, eppoi gente come Pepi Morgia, Gian Piero Reverberi, Franz Di Cioccio,
Nicola Piovani, don Andrea Gallo, Francesco De Gregori, Mussida, Massimo Bubola, don Andrea Gallo il sacerdote anarchico, Princesa l'amico trans, Alvàro Mutis lo scrittore di "Smisurata preghiera", Mannerini, la pacifista Fernanda Pivano in odor di Beat Generation e forse anche per questo non piacente ai musoni Rai che di lei sanno solo che Faber la chiamava 'Nanda, Mauro
Pagani, ma
dove erano? DOVE ERANO? Chi li ha visti? O dobbiamo andare su Rai3 dalla Sciarelli per poterli rivedere?
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Il
pur bravo attore Luca Marinelli che abbiamo visto in altre
occasioni,
nel ruolo di De André è un cortocircuito cerebrale
|
ALLORA
PENSO quello che moltissimi non sanno, ossia che la FdA
(Fondazione,Fabrizio De André), abbia avuto bisogno di
soldi per lavori da fare e ampliare l'agriturismo dell'Agnata (nella
foto sotto) che è poi sempre stato il sogno di Faber negli ultimi anni della sua vita, al punto che la canzone stava scemando la passione per offrire spaz<io dentro di se all'agricoltura. A
questo proposito, Ellade Bandini, il suo batterista, mi disse prima di un loro concerto:
“Fabrizio di cantare non gliene frega più nulla (l'espressione fu
più colorita). Ora è molto preso dalla sua tenuta che sta
costruendo a Tempio". Eravamo nel 1998. "E quello è, e sarà, il suo futuro”, concluse
lasciandomi un po esterrefatto e con la testa di chi ha intuito una
cosa che non voleva sapere figuriamoci capire. De André si stava lentamente appassionando sempre più all'attività di agricoltore,
accantonando ancor più progressivamente quella musicale e a me
dispiaceva parecchio, egoisticamente. Ma il problema è che in questo modo si da di Faber un'idea che non è quella vera e non esiste cosa peggiore che tradire i Maestri per i posteri che magari ci avrebbero fatto un bel giro lungo decenni, come è successo a me ed a tanti altri, che in Faber ci si rivedeva, ci si risentiva, ci si amava. Fabrizio era anche uno Scania, un bilico, ma per molti è stata una graduale scoperta che segnava le esistenze. Ma a Faber gli si voleva molto bene! Mica scriveremmo 'sta cose se le cose stessero diversamente, ci vuole poco a capirlo. Ci si sente traditi dopo quelle due serate che mi sono dovuto legare al divano (come nel racconto omerico Odisseo tura le orecchie dei compagni con della cera, per poi farsi legare per sentire il magnifico canto delle Sirene).
Un
De André
da Sofà
(o formato famiglia)
De André
da Sofà
(o formato famiglia)
PERCHE' SAREBBE STATA UNA GRANDE OCCASIONE STARE FERMI. Non muovere paglia. Non proferir parola. Lasciarci ai nostri ricordi, veri, di Fabrizio, accumulati nell'arco di anni, non nell'arco di due sere. Non abbozzare neanche l'idea. Nessuno avrebbe detto nulla, come nessuno si sarebbe accorto di niente. Forse per Faber ci voleva veramente qualcosa che fosse alla sua altezza, non accontentarsi di un di un racconto non banale, ma insipido. In molti dopo venti minuti hanno staccato il contatto Tv. Meglio sarebbe stato aspettare occasione migliore, invece di abortire un papocchio dove un Tenco sembra un liceale, Villaggio ricorda involontariamente Fantozzi e il Principe Liberato è un Faber da sofà con accento romanesco che suona come una campana stonata, favellando col contagocce, mentre Faber in compagnia era un fiume in piena. E quel ciuffo, quel ciuffo, esagerato. Alla Zanardi, doppipetto come fossero fruit of the loom, ancheggiamenti belle epoquè. Una produzione Rai, Tv generalista che deve cercare di mettere d’accordo il più alto numero di persone (utenti pubblicitari) possibile verso un tipo di programma. Questa volta è toccato al Nostro. Loro non ci pensano già più. Parlo di chi ha scritto i testi, i capostruttura, hanno altre questioni per la testa.
ECCESSIVO
SENTIMENTALISMO
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DE ANDRE' CON L'AMICO E POETA RICCARDO MANNERINI, col quale scrisse il suo primo Concept-album: "Tutti morimmo a stento" |
E
POI
PERSONE COME Riccardo
Mannerini (poeta), col quale ha vissuto dieci anni in un monolocale
dell'angiporto genovese, però era un personaggio che alla Rai non
piaceva, e allora via, cassato. Neanche il soffio di Ricc... Poi Pepi
Morgia regista dei concerti e grande amico, Gian Piero Reverberi
compositore e direttore d'orchestra, Franz Di Cioccio batterista
della PFM, la PFM Intera,
Nicola Piovani pianista, compositore e direttore d'orchestra,
Francesco De Gregori (ma non
era lui il Principe?), Massimo
Bubola (cantautore, intellettuale), Mauro Pagani (polistrumentista) e
molti altri, ma dove erano? Che ne ha fatto mamma Rai? Ma la FdA
(Fondazione Fabrizio De André), è molto probabile che avesse
bisogno di soldi per lavori da fare e ampliare l'agriturismo
dell'Agnata (nella foto) che è poi stato il sogno di De André negli
ultimi anni. Ellade Bandini, il suo batterista mi disse: “Fabrizio
di cantare non gliene frega più nulla. Ora è immerso
nell'agriturismo nella sua tenuta a Tempio Pausania (L’Agnata,
più precisamente). Quello è
il suo futuro”, concluse
Bnadini. Eravamo a Rimini nel '98 e la sera Faber s’esibiva al
Palafiera.
Era in tournè con “Anime salve”, quindi non mi sento neanche di
imputare a “Mammadodori”
di aver accettato un prodotto
marchiato e tipico della linea editoriale nazional-popolare
siglato
Rai, la filosofia di viale
Mazzini e del suo cavallo, accontentar tutti, per non dispiacere a
nessuno. Un Principe recintato, irrigidimentato in una definizione studiata a tavolino da quattro menti brillanti, eccome, quasi imposto e circoscritto alla
richiesta della maggioranza silenziosa che tanto ha combattuto De André, non facciamo gli struzzi adesso. Tristezza grande e chi penserà che esagero, si sbaglia. Non stiamo parlando di Sandy Marton o della Tatangelo, ma del cantante che ha regalato all'umanità un modo di vedere il mondo e viverlo in modo, a cui non voleva troppo bene, per i motivi con i quali i suoi simili si ammazzavano per futili motivi. Non era lineare Faber, aveva un vissuto emotivo ed esplorativo che giocava sull'immediato, sull'istante. Era di mente veloce e di sensibilità ancor più veloce, non gli serviva molto per capire, qualunque cosa. Nonché delimitato a norma, regolamentato a dovere,
svuotato di tutto il suo sapiente comporre e delle notti
interminabili dove per ore era capace di stare su di una strofa e non
venirne a capo. Le lunghe nottate, le sue pennellate, i suoi
facili entusiasmi per scontrarsi con la realtà beghina e ottusa come
un mattone.
Eppure questa grande lucida cognizione della superbia dei vincitori,
invece che ispirargli rabbia e disperazione, innescava la sua grande
forza narrativa dilatandone la spontanea dolcezza.
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DE ANDRE' DURANTE IL PROCESSO A SASSARI DOPO IL RAPIMENTO DURATO PIU' DI 4 MESI |
NON alla RAI, |
Non al BISCIONE,
e neppure a LA7
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FILIPPO MARIOTTI, neanche un accenno... |
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Dulcinea del Toboso, sarò io il tuo Hidalgo |
Nel
mio
cluadi
cante
narrar
E’ QUESTA LA grave cosa
dell’intera operazione: aver dato di Faber un’idea beghina,
irreale, non all'altezza. La nel procedere in direzione ostinata e contraria. Non era
così la poetica, la vita di De
André, la sua fragilità inossidabile al punto che suo figlio Cristiano lo chiamava "il toro" per il suo carattere molto competitivo. Perché il De André
dell’innocente Luca, è didascalico ma anche fuorviante. Ma questa è una responsabilità
di chi ha voluto mettere sullo scranno più alto il cantautore più
profondo che abbiamo mai ascoltato. E questo a me pesa. E sarei
curioso di sapere l’opinione del “Principe”, ma quello è
impossibile purtroppo. Il mistero delle emozioni accoglie ogni
raziocinio, ogni calcolo, tutto il vortice d'orrore si tramuta in un
acquazzone di quel venerdì alle 15,30 che iniziò improvvisamente a
piovere forte (su questo tutti i vangeli, apocrifi e "ufficiali",
sono d'accordo) quasi come a lavare l'onta della violenza umana,
capace di ammazzare in Croce chi parlava d'amore proclamandosi figlio
di Dio. Una Buona Novella, chissà quanto e come manipolata o
"rimaneggiata". L’umanità di Maria in questa canzone
trascende la sua divinità, come è vero il suo contrario. Nelle
parole di De André, Maria diventa la madre di tutto abbracciando il
sacrificio della sua vita stessa per un disegno destinato al libero
pensare di ognuno.
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Ma voi che siete a Rimini tra i gelati e le bandiere non fate più scommesse sulla figlia del droghiere |