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La vittima ideale
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IL GESU' "VISTO" DA PASOLINI nel film da lui diretto: "Il vangelo secondo Matteo". Una vittima ideale. Solo il volto di Pasolini era un po’ diverso, un volto profondamente segnato, un volto quasi da Cristo, ma un Cristo molto diverso dal terribile Cristo putrefatto di Matias Grünewald o, tanto meno, dal Cristo oleografico dell’iconografia cattolica. Insomma, anch’esso, un Cristo molto normale, un Cristo piccolo borghese. Pasolini non aveva, nei gesti, nel parlare, nel modo di porgersi, nulla della “checca”. Anzi, era piuttosto virile. La scena cambiava ogni qual volta stava in compagnia con sua madre e quest’uomo, l'intellettuale furioso che s'"infantilizzava" per "mendicare" coccole e la mano, in una ricerca d'affetto quasi imbarazzante nella persona da lui più amata. E' difficile immaginarsi un Pasolini, sempre a muso duro, sempre pronto a fare a "cazzotti" verbalmente con chi calpestava verità e giustizia, dare i bacini a sua madre, o tenersi mano nella mano e camminare lungo viali alberati nebbiosi. O forse è semplicissimo, quando hai tanti nemici, a tratti, hai bisogno di tornare bambino e la madre diventa la figura emblematica dell'amore e della tenerezza. Tenerezza.
A
MENDICAR
TENEREZZE
TENEREZZE
Adescamento
bestiale
Profondo
nero
nero
NON SI PUO' TRATTARE, qui, in poche righe, l’opera di Pier Paolo
Pasolini. E' possibile invece ricordare una frase che
scrisse nel 1962 inserita ne “Le
belle bandiere”: "Noi
ci troviamo alle origini di quella che sarà la più brutta epoca
della storia dell’uomo: l’epoca dell’alienazione individuale e
sociale. Questo per un fiorire estremo della tecnologia che sperpera
ogni tradizione culturale. La corruzione sarà il male politico da
difendersi". Parole
dette più di 60 anni fa. Torna il dubbio: la P2 è responsabile o complice, del delitto Pasolini? Pino Pelosi che l'anno scorso dichiarò, com'è scritto
sulla prima di copertina di "Profondo
Nero". I
responsabili della morte di Pasolini erano cinque uomini arrivati sul
posto all'improvviso, come d'accordo, con una moto e una Fiat targata
Catania. Fra loro due habituè dei luoghi di ritrovo di uomini di
estrema destra del Tiburtino, Franco e Giuseppe Borsellino. Mentre lo
picchiavano, lo pestavano a sangue gridavano: "Sporco
comunista! Frocio, ecco quel che ti meriti" e
botte fino a sfinirlo, sfigurarlo per poi passarci sopra con la
macchina spezzando il tronco corporeo per il peso della macchina.
Famose le parole di Pelosi agli atti, quando disse: "Se
tu uccidi qualcuno in quel modo, o sei pazzo o hai una motivazione
forte. Siccome questi assassini sono riusciti a sfuggire alla
giustizia per trent'anni, pazzi non sono certamente. Quindi avevano
una ragione, una ragione importante per fare quello che hanno
fatto". Uno
spettacolo orrido, non volevano solo che morisse Pasolini, ma che
soffrisse anche e tanto, quasi una vendetta per tutto quello che
aveva reso noto. Pelosi, il borgataro che da ragazzino gli
piovve addosso una botta di quelle che non si reggono, è a tutt'oggi impaurito da quei cavalieri della morte 60enni e come, in
che maniera, hanno picchiato Pier Paolo Pasolini, anche se non si sa
se siano ancora vivi.
Una storia
sbagliata
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Il corpo di Pier Paolo Pasolini dopo il pestaggio avvenuto all'Idroscalo di Ostia la notte tra il 1° ed il 2° novembre ad opera dei Servizi segreti dello Stato e mafia |
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La malvagità è nel non saper
nemmeno che si è malvagi |
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Eugenio Cefis con Gianni Agnelli
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MA A CAUSA DELLA SUA FUGA dall'Italia, nel '77, il suo posto fu preso da Licio Gelli. Cefis, di Cividiale del Friuli, teorizzava un golpe bianco, senza l'uso dei militari e della violenza, attraverso il controllo dei mezzi di informazione, come descritto in seguito nel "Piano di rinascita democratica" di Gelli. Per Pasolini, l'assassinio Mattei, è il 1° di una ampia carrellata di stragi di Stato di cui Cefis ha preso parte in qualche misura più o meno diretta. Opinione sottolineata da Amintore Fanfani che proprio un ribelle non era e Che Guevara pensava fosse un giocatore oriundo: "forse l'abbattimento dell'aereo di Mattei, più di vent'anni fa, è stato il primo gesto terroristico nel nostro Paese, il primo atto della piaga che ci perseguita." Se il libro "Petrolio" fosse riuscito ad uscire, fosse stato pubblicato, forse Pasolini sarebbe ancora vivo. Pensate a Roberto Saviano. Se non fosse riuscito a pubblicare "Gomorra", ora sarebbe morto da un pezzo. Quando un pezzo, un'inchiesta riesci a pubblicarla, sei quasi a posto, non si sa mai. Perché quello che era un segreto inviolabile, ormai, grazie alle inchieste pubblicate, il più è fatto. Anche se a certi livelli è obbligatorio guardarsi spesso e volentieri alle spalle, perché esiste anche, soprattutto fra i criminali, il senso della vendetta, il fartela pagare facendoti molto male, se non chiuderti la luce per sempre su questa crostone di terra che tutti i giorni calpestiamo.
Un
delitto infinito
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Un CORPO nel fango dell'Idroscalo di Ostia |
Io so i
nomi
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Peccare non significa fare il male.
Non fare il bene, questo significa peccare
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OGNI TANTO si avvicinavano dei ragazzi, le classiche "marchette" e scambiavano due chiacchiere in modo molto pulito e Pasolini rinasceva spiritualmente. Era vero amore quello, ve lo dico. Uno di questi lo avrebbe ucciso. Il Pci e tutti i suoi vassalli e vassallieri, nella loro ipocrisia, non hanno mai accettato che Pasolini fosse morto com'é morto. Cioè, loro, che non centravano nulla, volevano decidere i gusti sessuali di Pasolini. Come i genitori coi loro figli: "Fai il bravo a scuola e non far arrabbiare la maestra". Si sa, Colpa e pene sono gemelle, anche perché spesso è l'innocente a portare la pena del reo bastardo. Poi ci vengono a dire che la pena nell'ira non conosce né modo né misura. Come minimo doveva essere stato un complotto dei fascisti, fantasticheria cui diede voce per prima Oriana Fallaci che aveva orecchiato qualcosa dal parrucchiere mentre si faceva i bigodini blu. Non si è mai capito che il fondo oscuro di Pasolini, era necessariamente l’humus al suo essere artista visionario e, soprattutto, un grande, grandissimo intellettuale. “L'ansia del consumo è un'ansia di obbedienza a un ordine non pronunciato. Ognuno in Italia sente l'ansia, degradante, di essere uguale agli altri nel consumare, nell'essere felice, nell'essere libero: perché questo è l'ordine che egli inconsciamente ha ricevuto, e a cui deve obbedire, a patto di sentirsi "diverso". “Mai la diversità è stata una colpa così spaventosa come in questo periodo di tolleranza. L'uguaglianza non è stata infatti conquistata, ma è una falsa uguaglianza ricevuta in regalo”, scriveva sul Corsera Pier Paolo Pasolini, dagli Scritti corsari. Era il 1974.
Odio
profondo
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Il
corpo di Pier Paolo Pasolini
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AD OGGI SI SA CHE I responsabili della morte di Pasolini erano cinque
uomini arrivati sul posto all'improvviso, mentre Pasolini era in
macchina con Pelosi. Come d'accordo, con una moto e una Fiat targata
Catania, arrivarono sul posto improvvisamente. Si
capiva che volevano fargli molto male, non gli bastava dargli una
lezione ancorchè estremamente orrenda. Un odio profondo che Pelosi
aveva avvertito e confermato ai giudici, per poi ridire tutto quanto
due anni fa: "Fu
un malvagio
adescamento. Io ho le mie responsabilità, le conosco, ero solo
un'esca utile ad attirare Paolo per poi farmi da parte. Quelli
chissà da quando ci seguivano con la macchina, ma chi pensava che
poi alle due di notte sarebbe successo quel che è accaduto? E
poi noi due stavamo tranquilli in macchina". E'
stato irretito solo come sanno irretire persone spietate, con il
dovere di non ucciderlo soltanto, ma farlo soffrire col dolore di
mille agonie.