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Faber riposa
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Sicuro, Belìn?
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FABRIZIO DE ANDRE', attraverso affabulazioni e assonanze incastonate alla sua maniera in una delle canzoni predilette dall'autore stesso, "Amico fragile", dove rende palese quanto sia stato indigesto essere Fabrizio De André, talune volte. Cita questi versi in una delle canzoni più autobiografiche e più amate per sua stessa ammissione opinione confermata anche dai suoi collaboratori ed estimatori più stretti. È l'osservazione sulla delicatezza o imperfezione della connessione tra gli esseri umani, un deserto allucinato, allineato dove manca il rispetto, come nelle favole di Fellini, un personaggio capace, indulgente, affidabile, credibile e soprattutto paterno. È ancora oggetto di discussioni, in Rete e fuori (anche se si sta meglio fuori, che strano supplizio ci siamo dati) circa la sua valenza e il suo significato, le molteplici versioni. Simbolismi, allegorie, allusioni, similitudini che trovavano sempre sede nella realtà dei nostri giorni inabbordabili e troppo esigenti, quasi come Amleto o "Pilar del mare con le sue donne che sulla strada bruciavano copertoni a disposizione dei signori".
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Se i
cosiddetti “migliori” di noi avessero il coraggio di sottovalutarsi almeno un po’ vivremmo in un mondo infinitamente migliore |
IL NARRATORE DI AMICO FRAGILE,
"evaporato in una nuvola rossa", guarda con assenza l'immaginazione
di chi è "più curioso", "meno stanco" e "più
ubriaco", desideroso di "luoghi meno comuni e più feroci", la cortesia
diplomatica dei rapporti falsi, le convenzioni del mondo in cui è immerso
l'inquietudine del vivere quotidiano e ne rimane quasi accecato dall'arroganza degli "amici" in quel di Gallura. Da una parte pare respingere ogni
astrazione conciliativa, di assimilazione e armonia, di approvazione delle
contraddizioni e dei confini terminali individuali. Pare voler partire in uno spazio
onirico, immaginario, ricercando l'oscuramento dentro di se come una realtà che lo stava circuendo per bloccarlo dietro alle corde di una chitarra per cantare come idioti e per coro poveri gonzi col Rolex d'oro o argentato al braccio e catene d'oro al petto abbronzato, dopo il brodetto di pesce sardo alla "Mannaca". Il whisky aveva iniziato a scorrere a fiumi, tra gli astanti.
In una
nuvolarossa
Amico fragile è l'encomio fallimento o dell'apologia del dissesto di chi
ha vestito due panni contrapposti, dal ruolo
dell'inquisitore e del blasfemo, del sacerdote e della vittima sacrificale, del
censore collotorto e dell'anarcoide libertario. E potremmo ricordare quanto sia vero detto dal cappellaio folle (IPXE DIXIT, Frank Zappa): "Alcuni scienziati affermano che l'idrogeno, poiché sembra essere
ovunque, è la sostanza basilare dell'universo. Non sono d'accordo. Io
dico che c'è molta più stupidità che idrogeno, e che quella è la vera sostanza costitutiva dell'universo". (Citato in The Real Frank Zappa Book)
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Evaporato
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In una
nuvolarossa
UNA SERA FABRIZIO, CERCO' di dire: “Perché piuttosto non parliamo del Diavolo, visto che il Papa ne ha
parlato proprio in questi giorni?”. Era il periodo che Paolo VI parlò
pubblicamente degli esorcismi. Fabrizio voleva parlare un po' di quello che
succedeva in Italia, non mettersi al centro della situazione con la solita
chitarra e i soliti coretti col Rolex al polso, ma la gente non lo capiva
questo, che voleva essere uno come gli altri. Nemmeno per sogno, doveva
suonare! Proprio lui, nato da famiglia ricca, ed in eterna lotta contro la sue stesse origini famigliari e sociali, a lui troppo stretti e banali. Proprio lui che fin da ragazzo aveva scelto la Genova
d'angiporto, quella dei bordelli, dei pittori, dei tiratardi. E dei
cantautori. Proprio lui che anarchicamente avversava le maggioranze e la loro utilità nel divorare tutto ciò che di sembianza ha l'umano, di anestetizzare le emozioni, le sensibilità, gli impulsi di ogni persona. Proprio lui che sapeva trarre dalla abbia e dall'impotenza, quella efficacia e profonda potenza narrativa che dilatava la sua dolcezza sia come uomo che come artista. Proprio lui...
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Durante
il rapimento mi aiutò la fede negli uomini, proprio dove
latitava
la fede in
Dio. Ho
sempre detto che Dio è un'invenzione dell'uomo,
qualcosa di
utilitaristico, una toppa sulla nostra fragilità…
Ma,
tuttavia, col sequestro qualcosa si è smosso. Non che abbia cambiato
idea
ma è certo che bestemmiare
oggi come
minimo mi imbarazza
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La scrissi
in un'ora
A polmoni aperti, ad un certo punto della serata, Fabrizio scoppiò
gridando fra lo stupore della gente: “mi
sono rotto i coglioni, andate a quel paese tutti voi che non sapete altro che
imporre cosa uno deve fare. Il seguito è ancora più abissale. “Poi mi sono ubriacato sconciamente, come
un ubriacone senza vergogna, remore e ritegno, ho insultato tutti ad alta voce
e ho infangato tutti i loro modi di vita e me ne sono tornato a casa per
scrivere Amico fragile". Non so voi, ma in Amico Fragile vedo Piero
Ciampi e il contesto contingente qui è di natura del tutto particolare. "Ero sbronzo e c’impiegai circa un’ora
a scrivere Amico fragile, di getto. Ricordo che erano circa le otto del
mattino, mentre la mia prima moglie Puny mi cercava senza trovarmi, né a letto
né da nessun'altra parte. C'era infatti una specie di buco a casa nostra, che
era poi una dispensa priva anche di mobili, dove m'ero rifugiato e mi hanno
trovato lì che stavo finendo il brano sbronzo al limite. Mi sono ritrovato con
la chitarra in mano in mezzo a gente che pensava solo al divertimento, agli
affari suoi, al denaro, allo sfruttamento, al godimento, allo strozzinaggio,
all’uso frutto, alla speculazione, senza porsi il dubbio del parere altrui.
Questa gente non la sopporto e non la sopporterò mai, sono il mio esatto
contrario”.
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Benedetto
Croce, diceva,
che fino all'età dei diciotto anni tutti scrivono poesie. Dai
diciotto anni in poi, rimangono a scriverle due categorie di persone:
i poeti e i cretini. E quindi io precauzionalmente preferirei
considerarmi un cantautore
Il
Leit motiv di Faber, l'ennesimo rigetto contro la borghesia, classe
sociale da cui proveniva e proprio per questo negazione doppia,
viveva come una colpa il fatto che la sua famiglia fosse una delle
più ricche di Genova. Quando era al liceo e suo padre era il vice
preside dell’istituto, lui teneva questa informazione come un
segreto, sarebbe stata un’offesa terribile per lui, come se
qualcuno gli avesse appiccicato addosso il distintivo di
privilegiato. Ha sempre tradito le sue origini sociali e culturali,
ma del resto non era colpa sua se i suoi genitori erano ricchi e suo
padre amministratore delegato dell'Eridania, oltre che essere stato
vice sindaco di Genova e uomo di fiducia dell'imprenditore rampante
del gruppo Ferruzzi di Ravenna di Raul Gardini. Detestava questa
gente, per quanto amava suo padre. Al giornalista Vincenzo Mollica
disse:
"La cosa che vorrei di più ora che mio padre è morto, è
poterlo rivedere e parlarci un pò, sarebbe stupendo
Cosa
vorrei?
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Parlare
con mio padre
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Voglio
vivere in una città dove
all'ora
dell'aperitivo non ci siano
spargimenti
di sangue
o
di detersivo
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Evaporato
inunanuvola
rossa
La nuvola rossa citata all'inizio è un riferimento all'alcol
e al suo oblio che incasinava brutalmente la situazione, ma era vero che fosse
l'unica via di fuga da quel branco di gente con le signore borseggiate con Louis
Vuitton , Borbonese e foulard Ken Scott (erano gli anni ’70...). Lui si trovava al centro di una
congrega che non aveva mai scelto, mentre la congrega aveva scelto lui come
menestrello della serata solo perché aveva cantato con Mina e alla Bussola di
Viareggio ed era un nome ormai. Ma ciò Faber non lo sopportava. “Evaporato in una nuvola rossa”, da
considerare che a quei tempi Faber si considerava un "drogato"
(parole testuali sue), bevendo un litro al giorno di wishky. “La droga dei miei tempi era l'alcol. Ho
bevuto come una spugna fino a 45 anni. Sicuramente fossi nato 40 anni dopo mi
sarei ritrovato con molte siringhe nelle braccia. Mi è andata bene".
La
dispensa dove si era rifugiato è una delle molte feritoie della notte, dove ci
si rifugia per non essere scoperti per il desiderio della solitudine come
l'acqua quando si ha sete, o quando si vuole perdersi in una storia e confondersi in essa per evadere dalla oscura incompetenza della gente ricca della Sardegna. Scritto o no, sotto l'effetto dell'alcol, il testo dimostra un'efficacia prodigiosa, un gioiello
di Dio, il luminare rimedio a ciò che resta dell'orrido. Questo brano che aggiunse alla sua personalità
dotata di forti giochi visionari, talvolta incomprensibili per non voler
capire, è il risultato della celebrità in ambienti dove ci si da il buon giorno e la buona sera con il sorriso di circostanza e fasullo come la polvere. Gentaglia piena di soldi, vuota di affetti veri.
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La
solitudine può portare a forme straordinarie di libertà
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L’11
gennaio 1999 Fabrizio De Andrè muore per un tumore anche se la sua fama
continua ad emettere segnali infrarossi, segno che già 30 anni fa, mentre il
cane Libero li capta meglio di chiunque altro e sa restituirli egregiamente,
con un bisogno d'attenzione e d'amore troppo: "Se mi vuoi bene, piangi
".